Cyberbullismo: cos'è, come riconoscerlo e cosa fare (guida per genitori)
Cos'è il cyberbullismo, le forme più comuni, i segnali da non sottovalutare e cosa fare passo per passo. Con le novità della legge 70/2024 e i numeri a cui rivolgersi.

Il cyberbullismo è l'insieme di offese, prese in giro, minacce ed esclusioni ripetute che un ragazzo subisce online: nella chat di classe su WhatsApp, nei commenti su Instagram e TikTok, nei videogiochi o con un profilo falso creato a suo nome. A differenza del bullismo "di persona", non finisce all'uscita da scuola: arriva sul telefono anche la sera e nel weekend, e può essere visto da decine di persone.
In questa guida trovi cos'è il cyberbullismo secondo la legge, come riconoscere i segnali, cosa fare passo per passo, cosa prevedono la legge 71/2017 e la legge 70/2024 e a chi rivolgersi. Le informazioni sono aggiornate a ottobre 2026.
Cos'è il cyberbullismo
La legge 71/2017 definisce il cyberbullismo come qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità o trattamento illecito di dati personali compiuta online ai danni di minori (Autorità garante per l'infanzia). Con la legge 70/2024 la stessa norma tutela anche dal bullismo offline, definito come aggressione o molestia reiterate da parte di una persona o di un gruppo.
Tre elementi aiutano a distinguere il cyberbullismo da un litigio occasionale:
- Ripetizione: non un messaggio sgarbato, ma un comportamento che si ripete.
- Intenzione di ferire: umiliare, isolare, spaventare.
- Squilibrio di forze: un gruppo contro uno, un ragazzo più grande o più popolare, l'anonimato di chi attacca.
Non è un fenomeno raro. Secondo l'ISTAT, nel 2023 il 68,5% dei ragazzi tra 11 e 19 anni ha subito almeno un episodio offensivo, aggressivo o di esclusione nell'ultimo anno; circa il 34% è stato vittima di cyberbullismo almeno una volta e il 7,8% in modo ripetuto, più di una volta al mese (ISTAT). Nel 2025 la Polizia Postale ha trattato 365 casi di cyberbullismo con vittime minorenni.
Le forme del cyberbullismo
- Insulti e derisione in commenti, messaggi privati o chat di gruppo.
- Esclusione: togliere il ragazzo dal gruppo della classe o crearne uno parallelo per parlare di lui.
- Diffusione di contenuti: screenshot di conversazioni private, foto imbarazzanti, fotomontaggi.
- Furto d'identità: un profilo falso a nome della vittima per pubblicare cose che non ha mai detto.
- Minacce e persecuzione, anche nei giochi online come Roblox o Fortnite.
- Immagini intime, vere o create con l'intelligenza artificiale. Qui si va oltre il bullismo: diffondere immagini sessualmente esplicite senza consenso è reato (art. 612-ter c.p.) e va denunciato subito.
Dove succede
Il cyberbullismo segue i ragazzi dove passano il tempo. Le chat di classe su WhatsApp sono il luogo tipico dell'esclusione e dei soprannomi; su Instagram e TikTok si moltiplicano commenti e video che ridicolizzano un compagno; nei giochi online girano insulti e minacce in chat vocale; nei messaggi privati arrivano ricatti lontano dagli occhi degli adulti. Sapere quali app usa tuo figlio, e quando, è il primo passo per accorgersi in tempo che qualcosa non va.
Segnali che tuo figlio potrebbe essere vittima
Molti ragazzi non ne parlano, per vergogna o per paura di perdere il telefono. Fai attenzione a questi cambiamenti:
| Cosa noti | Cosa può significare |
|---|---|
| Diventa teso o triste dopo aver guardato il telefono | Ha ricevuto messaggi o commenti offensivi |
| Nasconde lo schermo o cancella le chat quando arrivi | Ha paura o vergogna di ciò che succede |
| Esce all'improvviso dai gruppi o smette di pubblicare | È stato escluso o preso di mira |
| Non vuole andare a scuola, ha mal di pancia o mal di testa | I bulli sono compagni di scuola |
| Dorme male, mangia meno, si isola dagli amici | La situazione sta pesando sul suo benessere |
Un singolo segnale non prova nulla. Se però ne noti diversi insieme, apri una conversazione con calma, senza interrogatori.

Cosa fare: i passi concreti
- Ascolta senza giudicare. Digli che ha fatto bene a parlartene e che la colpa non è sua. Evita la minaccia "allora ti tolgo il telefono": è il motivo principale per cui i ragazzi tacciono.
- Non rispondere ai bulli. Né lui né tu: le risposte alimentano l'attacco.
- Salva le prove. Screenshot con data, ora e nome del profilo, link ai post. Fallo prima di bloccare o segnalare, perché i contenuti possono sparire.
- Blocca e segnala sulla piattaforma. Su Instagram, oltre al blocco, puoi usare Limita (i commenti di quella persona li vede solo lei) e le Parole nascoste, che filtrano le offese (Instagram). Su TikTok gli account dei minori di 16 anni hanno i commenti limitati agli amici, e con il Collegamento famigliare un genitore può decidere chi può inviare messaggi diretti (TikTok). Su YouTube usa ⋮ › Segnala.
- Chiedi la rimozione dei contenuti. Con la legge 71/2017 un ragazzo dai 14 anni in su, o un genitore, può chiedere al gestore del sito o del social di oscurare o rimuovere i contenuti. Il gestore deve prendere in carico la richiesta entro 24 ore e intervenire entro 48. Se non lo fa, puoi rivolgerti al Garante privacy con il modulo dedicato all'indirizzo [email protected], che decide entro 48 ore (Garante privacy).
- Informa la scuola. Dal 2024 ogni scuola deve avere un regolamento contro bullismo e cyberbullismo e un tavolo di monitoraggio. Il dirigente deve informare le famiglie e, nei casi gravi, le autorità.
- Rivolgiti alla Polizia Postale se ci sono minacce, immagini intime, profili falsi o persecuzione: puoi segnalare online sul Commissariato di P.S. Online e presentare denuncia in qualsiasi ufficio di polizia.
Cosa prevedono la legge 71/2017 e la legge 70/2024
- Rimozione dei contenuti su richiesta del minore dai 14 anni o del genitore, con tempi certi e intervento del Garante privacy se la piattaforma non risponde.
- Ammonimento del questore: un richiamo formale al bullo che ha compiuto 14 anni, convocato insieme a un genitore. Con la legge 70/2024 il riferimento è ai reati di diffamazione, minaccia e diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite (artt. 595, 612 e 612-ter c.p.). Gli effetti cessano ai 18 anni.
- Più doveri per le scuole: regolamento interno, tavolo permanente di monitoraggio, informazione alle famiglie, segnalazione alle autorità nei casi gravi.
- Percorsi rieducativi: il pubblico ministero presso il Tribunale per i minorenni può proporre una mediazione o un progetto rieducativo e riparativo seguito dai servizi sociali.
- Linea 114 anche per il bullismo: il decreto legislativo 99/2025 ha esteso al bullismo e al cyberbullismo il servizio "Emergenza infanzia 114" e ha previsto un'indagine ISTAT ogni due anni.
- 20 gennaio, Giornata del rispetto, dedicata alla prevenzione nelle scuole.
Per i casi più gravi restano i reati del codice penale: diffamazione aggravata, minaccia, atti persecutori, sostituzione di persona, diffusione illecita di immagini.
A chi rivolgersi
- Telefono Azzurro, 19696: gratuito, 24 ore su 24, anche in chat e su WhatsApp, per ragazzi e genitori.
- 114 Emergenza Infanzia: servizio pubblico gratuito, 24 ore su 24, ora anche per bullismo e cyberbullismo, con app e WhatsApp.
- Polizia Postale: segnalazioni sul sito del Commissariato di P.S. Online e consigli per i genitori.
- App YouPol della Polizia di Stato: permette di segnalare episodi di bullismo con foto o video, anche in forma anonima. Non sostituisce il 112.
- 112 in caso di pericolo immediato.
Se tuo figlio è il bullo
Scoprirlo fa male, ma è l'occasione per intervenire presto. Parlagli senza umiliarlo, mostragli i messaggi e chiedi cosa è successo: spesso chi attacca ripete quello che fa il gruppo per non diventare a sua volta un bersaglio. Chiedere scusa, cancellare i contenuti e non ripetere sono il minimo; con la scuola concordate come riparare il danno. Ricorda che il ragazzo può ricevere l'ammonimento del questore (dai 14 anni e, dopo il decreto Caivano, in alcuni casi anche prima) e che i genitori rispondono civilmente dei danni causati dai figli minori (art. 2048 c.c.).
Come prevenire
- Regole chiare prima del primo smartphone: quali app, profili privati, niente foto di altri senza permesso.
- Impostate insieme la privacy: profilo privato su Instagram e TikTok, messaggi solo dagli amici, posizione disattivata.
- Usate il controllo genitori del telefono: trovi i passaggi nella nostra guida al parental control su Android e in quella su Google Family Link.
- Tenete aperto il dialogo: chiedi delle chat e dei giochi con la stessa naturalezza con cui chiedi della scuola.
Uno strumento di controllo parentale può aiutare ad accorgersi prima che qualcosa è cambiato: un'app usata fino a tarda notte, chat che all'improvviso occupano ore. Usalo in modo trasparente, concordato con tuo figlio, non come sorveglianza nascosta.

Cogli i segnali prima che diventino un'emergenza. Su Android, KidInspector mostra quanto tempo tuo figlio passa in ogni app e acquisisce screenshot dell'attività nelle app di messaggistica supportate, con riconoscimento del testo su Android e macOS. Usalo sui tuoi dispositivi e su quelli dei tuoi figli, e di' loro che è attivo. Non funziona su iPhone.
Per una panoramica degli strumenti, leggi la nostra guida al parental control.
Domande frequenti
Non esiste un unico "reato di cyberbullismo", ma i comportamenti che lo compongono sono reati: diffamazione, minaccia, atti persecutori, sostituzione di persona, diffusione illecita di immagini. La legge 71/2017 aggiunge strumenti specifici per i minori, come la rimozione rapida dei contenuti e l'ammonimento del questore.
Segnalalo alla piattaforma come genitore, chiedendo la rimozione ai sensi della legge 71/2017. Se entro 48 ore non succede nulla, invia il modulo al Garante privacy ([email protected]).
Di solito no. Il ragazzo lo vivrebbe come una punizione per essere stato vittima e la prossima volta non ti direbbe nulla. Meglio bloccare i bulli, sistemare la privacy e concordare delle pause.
Con screenshot che mostrino data, ora e profilo dell'autore, link ai contenuti ed eventuali testimoni. Salva tutto prima di bloccare o segnalare.
La legge 71/2017 lo prevede per i minori dai 14 anni; il decreto Caivano (legge 159/2023) lo ha esteso, in alcuni casi, anche ai più piccoli. Il ragazzo viene convocato insieme a un genitore, e gli effetti dell'ammonimento cessano al compimento dei 18 anni.
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