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Tempo davanti agli schermi#Guida completa11 min di lettura

Hikikomori: segnali di ritiro sociale negli adolescenti e il ruolo degli schermi

Che cosa significa hikikomori, quanti sono i ragazzi ritirati in Italia secondo i dati disponibili, quali segnali osservare e che cosa dice davvero la ricerca su internet e videogiochi. Una guida pratica per genitori, con i servizi a cui rivolgersi.

Team KidInspector
Un ragazzo seduto da solo nella sua stanza davanti al computer

Hikikomori è una parola giapponese che indica chi si ritira dalla vita sociale e resta chiuso in casa, spesso nella propria stanza, per mesi o anni: nella letteratura scientifica si parla di hikikomori quando l'isolamento dura più di sei mesi e pesa sulla vita di tutti i giorni. In Italia il fenomeno riguarda soprattutto adolescenti e giovani. Schermi e videogiochi accompagnano spesso il ritiro, ma secondo l'associazione Hikikomori Italia ne sono più una conseguenza che la causa diretta: il primo passo, quindi, non è staccare la connessione, ma capire che cosa sta succedendo e chiedere aiuto per tempo.

Chi sono gli hikikomori: significato del termine

La parola hikikomori unisce due caratteri giapponesi che significano "tirarsi indietro" e "isolarsi"; l'associazione Hikikomori Italia la traduce con "stare in disparte". Il termine è entrato nel linguaggio medico grazie allo psichiatra giapponese Tamaki Saito, autore di un libro molto letto in Giappone.

Non è una diagnosi a sé stante: il ritiro sociale volontario non compare come sindrome specifica nel DSM-5, uno dei principali manuali diagnostici. Tradizionalmente si parla di hikikomori quando il ritiro dura almeno sei mesi. Gli psichiatri Takahiro Kato, Shigenobu Kanba e Alan Teo hanno proposto sulla rivista World Psychiatry criteri più precisi:

  • isolamento in casa per più di sei mesi;
  • una compromissione importante della vita quotidiana, oppure sofferenza legata all'isolamento;
  • una gravità che dipende da quanto spesso la persona esce: nei casi più seri lascia raramente la propria stanza.

Quando l'isolamento dura da tre a sei mesi, gli stessi autori parlano di "pre-hikikomori", una categoria pensata proprio per intervenire presto. Ricordano inoltre che il ritiro può accompagnarsi ad altri disturbi psichici e che non è un fenomeno solo giapponese.

Secondo Hikikomori Italia, il ritiro può durare da alcuni mesi a diversi anni, riguarda soprattutto ragazzi maschi (anche se i casi femminili sembrano in aumento) e tende a cronicizzarsi facilmente.

Attenzione, però: il bisogno di privacy è normale in adolescenza. Chi passa qualche pomeriggio in camera o si chiude dopo una delusione non è un hikikomori. Preoccupa un isolamento che si allarga e dura: prima la scuola, poi amici e attività, infine la famiglia.

Quanti sono gli hikikomori in Italia

Un censimento non esiste. Uno dei riferimenti principali è un'indagine dell'Istituto di fisiologia clinica del CNR (CNR-IFC), promossa dal Gruppo Abele, su oltre 12.000 studenti delle superiori tra i 15 e i 19 anni, all'interno dello studio ESPAD Italia. Le stime si basano su quanto riferito dai ragazzi e sono raccolte nel rapporto "Vite in disparte".

Situazione riferita dagli studentiQuotaStima nazionale (studenti)
Ritiro di oltre sei mesi (veri e propri hikikomori)1,7%circa 44.000
Ritiro da tre a sei mesi (rischio grave)2,6%circa 67.000
Ritiro da uno a tre mesi3,9%oltre 100.000
Si riconoscono nella definizione di hikikomori2,1%circa 54.000

I ragazzi riferiscono più spesso ritiri lunghi (2,1% contro 1,4% delle ragazze), mentre le ragazze si riconoscono più spesso nella parola "hikikomori" (2,5% contro 1,7%). Alla base del ritiro i ricercatori trovano soprattutto sofferenze nei rapporti con i coetanei e un senso di inadeguatezza personale. Il bullismo non è tra i motivi più frequenti, ma va affrontato quando c'è: se temi che tuo figlio sia preso di mira online, leggi la nostra guida su come riconoscere il cyberbullismo e cosa fare.

Hikikomori Italia sottolinea un limite: i dati ufficiali riguardano solo gli studenti e stimano tra 50.000 e 70.000 casi, mentre mancano studi sull'intera popolazione. Chi ha già lasciato la scuola sfugge a queste indagini: i numeri sono un ordine di grandezza, non un conteggio preciso.

Segnali d'allarme: cosa osservare

Nessun segnale, da solo, basta per parlare di hikikomori. Contano la combinazione, la durata e soprattutto il cambiamento rispetto a prima. Marco Crepaldi, psicologo e fondatore di Hikikomori Italia, descrive il ritiro in tre fasi:

FaseChe cosa succedeSegnali che puoi notare
PrimaIl ragazzo sente il bisogno di isolarsi, ma cerca ancora di mantenere i rapportiRifiuto saltuario della scuola, ritmo sonno-veglia alterato, preferenza per attività solitarie
SecondaLe energie si esauriscono e la fuga dalla società diventa una difesaAbbandono della scuola, umore più basso, uso eccessivo di internet o videogiochi
TerzaL'isolamento diventa totale, anche verso i genitori e in reteDepressione, disturbi dissociativi, impulsi autolesivi

Un rapporto della Regione Emilia-Romagna aggiunge ritardi e assenze per motivi apparentemente infondati, malesseri fisici ricorrenti ed evitamento dei coetanei; per Anna Ancona, presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna, il primo campanello d'allarme possono essere proprio le assenze frequenti. In pratica, fai caso se tuo figlio:

  • salta la scuola sempre più spesso, magari lamentando malesseri;
  • dorme di giorno e resta sveglio di notte;
  • ha lasciato sport, gruppi e uscite che prima gli piacevano;
  • evita gli amici e, col tempo, anche i momenti in famiglia;
  • appare spento, irritabile o dice di sentirsi un fallimento.

Se tuo figlio parla di farsi del male o di non voler più vivere, non aspettare: in caso di pericolo immediato chiama il 112; per parlarne con qualcuno puoi chiamare il 19696 di Telefono Azzurro, attivo giorno e notte.

Il ruolo di internet e videogiochi

Davanti a un ragazzo chiuso in camera con il computer acceso viene spontaneo dare la colpa ai videogiochi, ma la ricerca è più cauta. Hikikomori Italia osserva che l'uso di internet è più una conseguenza dell'isolamento che una sua causa diretta, e il rapporto del CNR-IFC nota che la "dipendenza da internet" di cui parlano molti genitori viene spesso interpretata male come causa dell'autoisolamento.

I dati mostrano un legame, non un rapporto di causa ed effetto. Nell'indagine CNR-IFC il rischio di un uso problematico di internet riguarda il 9,9% degli studenti che non si sono isolati, il 24,5% di chi si è isolato e il 42,6% di chi è rimasto ritirato per oltre sei mesi: cresce con la durata del ritiro, ma non dice che cosa sia venuto prima. Durante il ritiro gioca online il 59,8% dei ragazzi e il 18,5% delle ragazze, che più spesso dormono, ascoltano musica o guardano la tv.

Una revisione della letteratura pubblicata su Brain Sciences descrive hikikomori e disturbo da gioco su internet come un possibile circolo vizioso, in cui ciascuna condizione può favorire l'altra; quale venga prima resta una domanda aperta. Un altro studio del CNR, su studenti tra i 14 e i 19 anni, ha visto salire dopo la pandemia la quota di chi non incontra mai gli amici (dal 5,6% al 9,7%); eppure proprio questo gruppo è quello che passa meno tempo sui social. Isolarsi e stare molto online non sono la stessa cosa.

Anche la dipendenza è un problema distinto dal ritiro. L'Organizzazione mondiale della sanità riconosce nella classificazione ICD-11 il disturbo da gioco: perdita di controllo, priorità crescente del gioco e gioco che continua nonostante le conseguenze negative, con danni seri alla vita quotidiana, di solito per almeno 12 mesi. Secondo l'OMS riguarda solo una piccola parte di chi gioca. Si può giocare molto senza essere né dipendenti né ritirati: non a caso la stessa Anna Ancona avverte che il ritiro viene spesso scambiato per dipendenza da internet.

Per chi è ritirato, inoltre, la rete può essere uno degli ultimi canali di contatto con gli altri. Un articolo su BJPsych International indica le relazioni online come una via per restare in contatto con il mondo, e il rapporto dell'Emilia-Romagna suggerisce di usare il digitale per "agganciare" i ragazzi. Togliere computer e telefono di colpo, per punizione, rischia di chiudere anche questa porta.

Cosa possono fare i genitori

Il punto di partenza non è la porta della camera, ma la relazione. Anche in terapia, ricorda Anna Ancona, portare il ragazzo fuori casa non deve essere l'obiettivo principale. Per un genitore vale qualcosa di simile: prima conta stare con lui e capire il suo mondo, rispettando i suoi tempi.

Una madre seduta accanto al figlio gli parla con calma
  1. Osserva e annota, senza etichettare. Per qualche settimana prendi nota di sonno, assenze, uscite e umore: aiuterà il pediatra o lo psicologo a capire da quanto e come le cose sono cambiate.
  2. Parla con calma e ascolta più di quanto chiedi. Scegli momenti tranquilli, magari mentre fate qualcosa insieme. Le linee guida per genitori del progetto europeo Out of the Net consigliano di evitare critiche dure dopo un insuccesso e di far sentire tuo figlio capito e accettato, anche quando prova rabbia.
  3. Evita punizioni e ultimatum, ma non far finta di niente. Nell'indagine CNR-IFC e Gruppo Abele, più di un ragazzo isolato su quattro ha avuto l'impressione che i genitori accettassero la situazione senza fare domande, e quasi uno su cinque che non se ne fossero nemmeno accorti. La via di mezzo è esserci, senza minacce.
  4. Usa gli schermi come ponte, non come arma. Chiedigli a che cosa gioca e fatti spiegare come funziona. Le linee guida di Out of the Net suggeriscono di concordare insieme le regole sul tempo davanti agli schermi, per esempio con un piccolo "contratto di famiglia". Per capire quali strumenti esistono e i loro limiti, parti dalla nostra guida al parental control.
  5. Coinvolgi la scuola. Il rapporto del Gruppo Abele raccomanda di intercettare presto il ritiro, soprattutto nei primi due anni delle superiori, facendo lavorare insieme scuola, famiglia e servizi. In alcune regioni l'ASL può certificare il ritiro sociale per consentire una frequenza più flessibile.
  6. Chiedi aiuto anche se tuo figlio non vuole. Un ragazzo ritirato può non vedere alcun motivo per andare dallo psicologo. Secondo Anna Ancona sono di fatto i genitori a chiedere l'intervento, e lo psicologo può anche andare a domicilio. Puoi iniziare tu.
  7. Prenditi cura di te. Stare accanto a un figlio ritirato richiede un impegno quotidiano, soprattutto psicologico, che spesso ha bisogno di un supporto mirato: i gruppi di auto mutuo aiuto per genitori servono proprio a questo.

A chi rivolgersi: Hikikomori Italia, ASL, psicologo

Non devi affrontare tutto da solo. Questi sono i principali punti di riferimento in Italia:

ChiCome può aiutartiCome contattarlo
Pediatra di libera scelta o medico di famigliaPrimo confronto e indicazioni sui servizi della tua zonaIl suo studio
Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (NPIA) della ASLValutazione e presa in carico dei minorenniChiedi al pediatra o alla tua ASL come accedere
Consultorio familiare e spazi giovaniAscolto e sostegno per ragazzi e genitoriInformati presso la tua ASL
Psicologo o psicoterapeutaPercorso per tuo figlio e per la famiglia, anche a domicilioVerifica che sia iscritto all'Ordine degli Psicologi
Hikikomori ItaliaInformazione e supporto psicologico gratuito per i ragazzi ritirati[email protected] (indica la tua regione)
Hikikomori Italia GenitoriGruppi mensili gratuiti di auto mutuo aiuto, in presenza o online; linea di orientamento (non è un servizio psicologico)02 80782205, negli orari indicati sul sito dell'associazione
Telefono AzzurroAscolto per bambini, adolescenti e adulti, gratuito, 24 ore su 24, 7 giorni su 719696 oppure la chat sul sito di Telefono Azzurro
114 Emergenza InfanziaSegnalare situazioni di rischio, pericolo o grave disagio di bambini e adolescenti114, gratuito da fisso e da cellulare
Numero unico di emergenzaPericolo immediato112

Domande frequenti

È una parola giapponese che unisce "tirarsi indietro" e "isolarsi", spesso resa con "stare in disparte". Indica chi si ritira dalla vita sociale e resta chiuso in casa a lungo, di solito per più di sei mesi.

Non necessariamente: il bisogno di stare da soli è normale in adolescenza. Diventa un segnale da approfondire quando l'isolamento cresce e dura, con assenze da scuola, sonno capovolto e abbandono di amici e attività. Allora parlane con il pediatra o con uno psicologo, senza aspettare sei mesi.

Le ricerche non lo dimostrano. L'uso problematico di internet è più frequente tra i ragazzi ritirati, ma secondo Hikikomori Italia è più spesso una conseguenza dell'isolamento, e gli studi descrivono un rapporto che può rinforzarsi nei due sensi.

Non come prima mossa: per un ragazzo ritirato la rete può essere uno degli ultimi canali di contatto con gli altri. Meglio concordare le regole insieme e farsi consigliare da chi lo segue. Se usi già uno strumento come quelli descritti nella nostra guida al parental control su Android, dillo apertamente a tuo figlio e usalo per capire, non per punire.

Il 19696 di Telefono Azzurro è gratuito, attivo 24 ore su 24 e risponde anche ai genitori. Sono gratuiti anche il supporto psicologico di Hikikomori Italia per i ragazzi e i gruppi di auto mutuo aiuto per genitori. Per una valutazione rivolgiti al pediatra e ai servizi della tua ASL.

Notare insieme i cambiamenti nel ritmo della giornata

Quando sonno e giornate si spostano piano piano, i report di KidInspector possono aiutarti a vederlo: mostrano il tempo trascorso nelle app e l'attività per fascia oraria sul telefono Android e sul computer. Usali come spunto per parlarne con tuo figlio, non per controllarlo, e digli che il programma è installato. Creare un account è gratuito.

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