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Sicurezza online#Guida completa11 min di lettura

Sexting tra adolescenti: rischi, legge e come parlarne con tuo figlio

Cos'è il sexting, quanto è diffuso tra i ragazzi, cosa prevede la legge su revenge porn e immagini di minori, come parlarne con tuo figlio in base all'età e cosa fare se una foto intima è stata diffusa: Garante privacy, Take It Down, Polizia Postale.

Team KidInspector
Una ragazza adolescente guarda lo smartphone seduta sul letto

Il sexting è lo scambio di foto, video o messaggi a sfondo sessuale tramite smartphone, chat e social. Tra gli adolescenti non è un fenomeno raro e non sempre è un reato, ma diventa pericoloso quando le immagini girano senza consenso: revenge porn, sextortion, cyberbullismo. Qui trovi quanto è diffuso, cosa prevede la legge italiana, come parlarne con tuo figlio in base all'età e cosa fare se una foto è già stata diffusa.

Cos'è il sexting

Il termine nasce dall'unione delle parole inglesi «sex» e «texting». Il vocabolario Treccani lo definisce come l'invio di messaggi, immagini o video a sfondo sessuale o sessualmente espliciti tramite dispositivi informatici. I ragazzi, però, la parola «sexting» la usano poco: secondo la guida per genitori dell'eSafety Commissioner australiano parlano più spesso di «nudes» o «nudi», cioè foto di nudo. Se vuoi farti capire, conviene usare anche il loro linguaggio.

Dietro la stessa parola ci sono situazioni molto diverse:

  • Inviare una propria foto o un proprio video intimo, magari al ragazzo o alla ragazza con cui si sta uscendo.
  • Ricevere immagini intime, a volte senza averle chieste.
  • Inoltrare o mostrare a terzi le immagini di qualcun altro: può ferire molto la persona ritratta e avere conseguenze penali.
  • Essere spinti a mandare una foto da insistenze, ricatti o da un adulto che finge di essere un coetaneo.

Distinguerle ti aiuta a reagire bene: una curiosità condivisa tra coetanei non è come una pressione, un ricatto o una foto fatta girare nella chat di classe.

Quanto è diffuso tra i ragazzi

Le stime cambiano molto a seconda dell'età, del Paese e del metodo. Alcuni dati di riferimento:

  • Nel mondo: una meta-analisi pubblicata sul Journal of Adolescent Health, che mette insieme 28 studi e oltre 48.000 giovani, stima che il 19,3% abbia inviato contenuti a sfondo sessuale e il 34,8% li abbia ricevuti. Il 14,5% li ha inoltrati senza il consenso della persona ritratta. Secondo gli autori, però, la crescita sembra essersi fermata.
  • Le vittime dell'inoltro: una meta-analisi precedente, uscita su JAMA Pediatrics, indicava che all'8,4% dei ragazzi era capitato che un proprio contenuto intimo venisse inoltrato senza consenso.
  • In Italia: nella ricerca EU Kids Online condotta dall'Università Cattolica per il Ministero dell'Istruzione, il 7% dei ragazzi tra 11 e 17 anni aveva ricevuto messaggi sessuali nell'ultimo anno (il 12% tra i 15-17enni) e il 2% ne aveva inviati. Tra le ragazze che li avevano ricevuti, due su tre (67%) si erano dette molto turbate.

C'è poi il fronte più grave. Nel suo ultimo report annuale la Polizia Postale ha trattato 220 casi di estorsione sessuale online con vittime minorenni: 192, cioè l'87%, avevano tra 14 e 17 anni. Lo stesso report segnala che l'età a rischio si sta abbassando.

I rischi: diffusione, sextortion e revenge porn

Mandare una foto intima non significa che succederà qualcosa di brutto. Significa però perderne il controllo nel momento esatto in cui si preme «invia».

La diffusione tra compagni

Uno screenshot, un inoltro in un gruppo, e in poche ore la foto può essere arrivata a mezza scuola. A quel punto, oltre alla vergogna, possono arrivare prese in giro, insulti e isolamento: è uno dei modi in cui nasce il cyberbullismo, che puoi imparare a riconoscere. Le app con i messaggi che si autodistruggono non risolvono il problema: la stessa assistenza di Snapchat ricorda che chi riceve uno Snap può comunque fare uno screenshot o fotografarlo con un altro dispositivo.

Revenge porn: significato

Con revenge porn si indica la diffusione di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso della persona ritratta. Il nome, letteralmente «porno per vendetta», viene dai casi in cui a diffonderle è un ex partner per vendicarsi o umiliare. Anche tra adolescenti può succedere dopo una rottura: la foto mandata «solo a te» diventa un'arma. La legge italiana lo punisce come reato autonomo, con l'articolo 612-ter del codice penale (lo vediamo più sotto).

Sextortion

È il ricatto sessuale: chi possiede un'immagine intima minaccia di diffonderla se non riceve altre foto o denaro. Dietro ci possono essere adulti, a volte vere organizzazioni criminali, che usano profili falsi e si spacciano per coetanei. Se sta succedendo a tuo figlio, trovi i passi da seguire subito nella nostra guida su cosa fare se tuo figlio è vittima di sextortion. La regola base è non pagare e non mandare altro.

Cosa dice la legge

Queste informazioni non sostituiscono il parere di un avvocato. Il punto chiave da trasmettere ai ragazzi è semplice: chi fa girare la foto intima di un altro può commettere un reato, anche se è minorenne.

  • Art. 612-ter c.p., diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (il cosiddetto revenge porn): punisce chi invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza consenso immagini o video sessualmente espliciti destinati a rimanere privati, con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena vale per chi li ha ricevuti e li diffonde per danneggiare la persona ritratta. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal partner o da un ex, oppure con strumenti informatici. Di regola serve la querela della vittima, entro sei mesi.
  • Art. 600-ter c.p., pornografia minorile: se nelle immagini c'è un minore, distribuirle o diffonderle, anche online, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e una multa da 2.582 a 51.645 euro; offrirle o cederle ad altri, con la reclusione fino a tre anni e una multa da 1.549 a 5.164 euro.
  • Art. 600-quater c.p., detenzione: procurarsi o tenere consapevolmente materiale di questo tipo è punito con la reclusione fino a tre anni e una multa non inferiore a 1.549 euro.

E se le immagini restano all'interno di una coppia? Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito che il confine non è il consenso del minore in sé, ma il fatto che venga «utilizzato». Il valido consenso di un minorenne di almeno 14 anni agli atti sessuali si estende anche alle relative riprese: se queste sono frutto di una sua libera scelta, senza costrizioni, e restano solo tra le persone coinvolte, in linea di principio il reato di produzione di materiale pedopornografico può essere escluso. Il giudice valuta comunque età, maturità e possibili condizionamenti. La diffusione verso terzi, invece, integra il reato dell'art. 600-ter e il minore non può acconsentirvi.

Quanto all'età di chi inoltra: in Italia chi ha meno di 14 anni non è imputabile, mentre tra i 14 e i 17 anni si risponde penalmente se si è capaci di intendere e di volere, con una pena diminuita.

Come parlarne con tuo figlio in base all'età

La conversazione funziona meglio se arriva prima del problema. L'Accademia Americana di Pediatria consiglia di cominciare non appena tuo figlio è abbastanza grande da avere un cellulare, e di continuare a dare indicazioni adatte alla sua età man mano che cresce. Anche la guida per genitori di eSafety, disponibile in italiano, va nella stessa direzione: parlatene il prima possibile e parlatene spesso.

Una madre e sua figlia parlano sedute sul divano

Con il primo smartphone

Non serve ancora parlare di sesso. Basta una regola chiara, quella suggerita dai pediatri americani: nei messaggi non devono mai esserci foto o video di persone, bambini o adulti, senza vestiti. Poi aggiungi la parte che protegge davvero: «Se qualcuno ti chiede una foto così o te ne manda una, vieni da me. Non ti sgrido per avermelo detto».

Preadolescenti

Qui puoi usare la parola sexting e chiedere, con calma e senza processi, se gli è capitato di vedere immagini di persone nude o seminude. Spiega un concetto fondamentale: una foto inviata non si può più riprendere, anche se l'app promette che sparirà. Come ricorda eSafety, una volta condivisa un'immagine è quasi impossibile recuperarla.

Adolescenti

Con i ragazzi più grandi conviene essere diretti. Parla di consenso, di rispetto e di pressione: eSafety suggerisce di rafforzare la fiducia in sé stessi e di far passare il messaggio che non c'è nulla di male a dire di no. Evita la predica e il tono da interrogatorio: l'obiettivo è che tuo figlio sappia che può venire da te anche quando ha sbagliato. Qualche frase che può aiutare:

  • «Chi ti vuole bene non ti mette pressione per avere una foto».
  • «Se ti arriva la foto intima di qualcuno, non inoltrarla e dimmelo. Inoltrarla può essere un reato, avvisarmi non lo è mai».
  • «Se mandi qualcosa e poi le cose si complicano, la prima cosa che farò sarà aiutarti».
  • «Per dire di no non devi dare spiegazioni: basta un "non mi va"».

Prova con lui le risposte da dare a chi insiste: preparate prima, vengono più facili.

Se un'immagine è stata diffusa: Garante privacy, Take It Down, Polizia Postale

Se tuo figlio ti racconta che una sua foto sta girando, ha appena fatto la cosa più difficile. Ecco come muoverti:

  1. Resta calmo e togligli il peso della colpa. La responsabilità è di chi diffonde o ricatta. Ascolta e agisci in fretta, come raccomanda eSafety.
  2. Non scaricare, non inoltrare e non chiedere di vedere l'immagine. Detenere o diffondere immagini sessuali di minori può costituire reato. Salva invece le prove del contesto, senza l'immagine: screenshot delle chat, nomi utente, link e date. Non cancellare chat e profili prima di parlarne con la polizia.
  3. Segnala il contenuto alla piattaforma dove è stato pubblicato, con gli strumenti di segnalazione dell'app.
  4. Rivolgiti al Garante privacy. Con la procedura sul revenge porn chiunque tema che immagini sessualmente esplicite possano essere diffuse può fare una segnalazione, anche i ragazzi che hanno compiuto 14 anni; per un minore possono farla anche i genitori. Il Garante decide entro 48 ore e trasmette il provvedimento alle piattaforme.
  5. Usa Take It Down. Take It Down è un servizio gratuito del NCMEC, il centro statunitense per i minori scomparsi e sfruttati, per immagini di nudo o sessuali realizzate prima dei 18 anni. Crea sul dispositivo un'impronta digitale del file, senza caricarlo, e le piattaforme aderenti, tra cui Instagram, Facebook, TikTok, Snapchat e YouTube, la usano per trovare le copie. È anonimo e disponibile in italiano. Poiché l'immagine deve trovarsi sul dispositivo, è meglio che sia tuo figlio a usarlo dal suo telefono, con te accanto.
  6. Segnala alla Polizia Postale. Puoi farlo dal Commissariato di P.S. Online oppure presentare denuncia in qualsiasi ufficio di polizia. Ricorda che per il reato dell'art. 612-ter la querela va presentata entro sei mesi.
  7. Chiedi supporto per tuo figlio e per te: non dovete affrontarlo da soli.
ServizioA cosa serveCome contattarlo
114 Emergenza InfanziaServizio pubblico gratuito per le emergenze che riguardano bambini e ragazzi, anche di cyberbullismoTelefono 114, WhatsApp, chat e app; 24 ore su 24
Telefono AzzurroAscolto e supporto gratuito per bambini e adolescenti19696 via telefono, WhatsApp e chat; 24 ore su 24
Garante privacyBloccare la diffusione di immagini sessualmente esplicite sulle piattaformeModulo online sul sito del Garante
Polizia PostaleSegnalazioni e denunce per diffusione, ricatti e adescamento onlineCommissariato di P.S. Online o qualsiasi ufficio di polizia

Se temi che tuo figlio possa farsi del male, non aspettare: chiama subito il 114.

Domande frequenti

Significa scambiarsi messaggi, foto o video a sfondo sessuale tramite smartphone o altri dispositivi. Il problema nasce soprattutto quando le immagini vengono diffuse senza il consenso di chi vi compare.

Non sempre. Secondo le Sezioni Unite della Cassazione, se un minorenne di almeno 14 anni acconsente liberamente alle riprese di atti sessuali a cui partecipa e il materiale resta tra le persone coinvolte, in linea di principio il reato di produzione può essere escluso. Inoltrarlo o diffonderlo ad altri, invece, è reato, e il consenso del minore non conta.

Il sexting è uno scambio, spesso consensuale. Il revenge porn è la diffusione di quelle immagini senza consenso, per esempio da parte di un ex. È un reato punito dall'art. 612-ter del codice penale con la reclusione da uno a sei anni, e quando la vittima è minorenne possono scattare anche i reati di pornografia minorile.

Non deve inoltrarla né mostrarla a nessuno. Ringrazialo per avertelo detto e non conservare copie dell'immagine. Se la foto sta già circolando, avvisa la scuola e valuta una segnalazione alla Polizia Postale: la ragazza ritratta potrebbe essere vittima di un ricatto o di cyberbullismo.

In parte sì. Meta ha annunciato che nei messaggi diretti di Instagram la protezione dalla nudità è attiva di default per chi ha meno di 18 anni: sfoca le immagini di nudo, mostra un avviso e chiede conferma prima dell'inoltro. Vale la pena controllare insieme anche le impostazioni della privacy; per un quadro più ampio leggi la nostra guida al parental control. Nessuna funzione, però, sostituisce il dialogo.

Sai quali app usa tuo figlio?

KidInspector ti mostra le app installate e il tempo che tuo figlio passa in ciascuna, su smartphone Android e su computer Windows e Mac. Non legge i suoi messaggi: ti dà un punto di partenza per parlarne insieme. Usalo apertamente e dillo a tuo figlio. La demo si apre senza registrazione.

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